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Archivio Aprile 2007

un altro

13 Aprile 2007 18 commenti


punto di vista.
O il punto di vista degli altri.

(conversazione a sfinire)

Non ho più voglia di buttare giù parole, di scrivere, insomma
Ho voglia di parlare.
Capire.

Sospiro

ma capire che cosa?
e, poi, credi che parlare aiuti a capire?

mi guarda irritata.

capire, il perchè
ho sempre pensato di sì.

Le ficco gli occhi addosso.

Ma tu credi che esista un perchè?

Credi, poi, che le persone siano disposte a rispondere alle domande?
lo credi davvero?
E perchè dovrebbero?
Ci sono domande che non devono essere fatte

Sposta i capelli di lato

ci ho provato, nel tempo.
Non rispondono che raramente.
In effetti.
e quando rispondono, chissà…
e, poi, è vero.
certe domande non devono essere fatte
oppure,
certe risposte non vengono date
e, in genere, sono quelle che vuoi sapere

Giro la testa e guardo fuori dalla finestra

e allora? che senso ha?

Mi dà una breve occhiata spazientita

il senso di provarci

Non so se esiste un perchè.
Io non lo vedo.
vorrei che qualcuno me lo spiegasse

Mi chino a raccogliere un pezzo di carta

E’ meglio stare zitti.
credi a me.
Si rischia di diventare noiosi.

Si accende una sigaretta

va bene.
che tristezza, però,
e comunque, non è il momento, no
basta…

Ma… perchè??

Sbuffa

che disastro che sei.

eh, già
Alice for ever

“children yet, the tale to hear,
eager eye and willing ear,
lovingly shall nestle near

In a Wonderland they lie
dreaming as the days go by,
dreaming as the summers die

ever drifting down the stream
lingering in the golden gleam
life, what is it but a dream?

Alice’s Adventures In Wonderland

silenzio

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arc-en-ciel

5 Aprile 2007 17 commenti


io desidero…
tu desideri…

L’uomo che si occupa dell’orto dei miei vicini di casa si chiama Desiderio.
E’ di mezza età, la faccia ingrugnata, sposatoconfigli.
Lo guardo, muta, di straforo.
La giornata è tiepida e lui sta là con i piedi ben piantati sulla terra smossa e si asciuga il sudore con un fazzoletto bianco.
Quando lavora avanza in linea retta e non lascia dietro nemmeno un filo d’erba tanto la passa e ripassa e zappa andando su è giù per file parallele.
I capelli tinti di un bruno rossiccio sono appiccicati di sbiego sulla fronte e ha mani grandi e nodose con unghie orlate di nero.
Come le mie, del resto, non mi piace mettere i guanti e, dopo, ho le mani ridotte da pietà.
Si muove nel silenzio più assoluto e se ti capita di parlargli sembra infastidito, come se, parlando, si interrompesse un rito prezioso che ha bisogno di calma e concentrazione.
Allora, sto zitta.
Il silenzio della fatica.
Ma non è un faticare, è un ripulire, dare forma, dare speranza per la crescita, dare un futuro prossimo.

Io, intanto, appena al di là della rete, strappo l’erba dalle mie quattro aiuole recintate da mattoni.
Cerco di metterci la stessa cura, la stessa attenzione, ma procedo a sbalzi, frammentata.
Il mio orto, in fondo, è un vezzo della mente; un po’ di insalata, pomodori, l’immancabile prezzemolo, radicchio, fragole, qualche zucchina.
basilico in vaso per evitare le lumache.
Mi chino, strappo, distratta.
Non ho ritmo, nè pazienza, nè precisione.

Chissà i suoi genitori che “desiderio” volevano che si realizzasse dandogli quel nome.
Volevano lui, probabilmente.
Magari era stato atteso da tempo.

Desiderio di te.

a napoli dicono così.

Stasera, core e core ‘mmiez’ô ggrano
addó’ ce vede sulamente ‘a luna,
i’ cchiù t’astrégno e cchiù te faje vicino,
i’ cchiù te vaso e cchiù te faje vasá.
Te vaso e ‘o riturnello ‘e na canzone,
tra ll’arbere ‘e cerase vola e va.

Accarézzame!
Sento ‘a fronte ca mme brucia.
Ma pecché nun mme dá pace
stu desiderio ‘e te.

Accarézzame!
Cu sti mmane vellutate
faje scurdá tutt’ ‘e peccate.
Strígneme ‘mbracci’a te!…

Sott’a stu cielo trapuntato ‘e stelle,
mme faje sentí sti ddete ‘int’ ‘e capille.
Voglio sunná guardanno st’uocchie belle.
Voglio sunná cu te!

Accarézzame!
Sento ‘a fronte ca mme brucia.
Ma pecché nun mme dá pace
stu desiderio ‘e te.

Sott’ a stu cielo trapuntato ‘e stelle,
mme faje sentí sti ddete ‘int’ ‘e capille.
Voglio sunná guardanno st’ uocchie belle.
Voglio sunná cu te!

Accarézzame!
Sento ‘a fronte ca mme brucia…
Ma pecché nun mme dá pace
stu desiderio ‘e te?

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ozpetek

1 Aprile 2007 8 commenti


Ozpetek mi piace.
Non so che dire, di più.
Il suo capolavoro, a mio parere, resta Harem Suarè, ma Il bagno turco, La finestra di fronte, Le fate ignoranti, Saturno contro (questi sono quelli che ho visto) segnano, comunque un percorso, che seguo con attenzione e piacere.

In qualche modo, questi film, benchè imperfetti, qualcuno più di altri, mi danno una sensazione di onestà, di calore, di tensione.
Devo dire che tendo a non essere obiettiva riguardo a chi mi è piaciuto, in partenza.
Stravedo, in genere.
Recentemente mi sono “festosamente” (?) imbattuta in Saturno contro.
So che su questo film si sono scatenate le critiche più varie.
Da parte mia, ho notato, con piacere, che Accorsi, ansima un po’ meno del solito, anche se ha la consueta aria ansiosa (si capisce che non mi piace?) riconosco che, a volte, il regista non sa dove andare a parare, il discorso si fa lento, a volte non decolla …
ma, a me è piaciuto ugualmente.
Sono incorreggibile, ve l’avevo detto.
Che dire?
La Buy recita la Buy, da sempre, come sempre.
Del resto la Morante non recita sempre la Morante?
Ma a me la Buy piace, così insicura, così nervosa/ansiosa, delicata.
quindi.
Tutti gli altri sono ben diretti, compresa la magrissima Angioini.
Luca (nonsoche è bellissimo) e pure l’altro (un po’ meno)

E’ strano, anche se le tematiche di Opzetek sono sempre difficili, sofferte, lui le affronta con una estrema forza e, direi quasi, purezza.
Ci sono sempre morte, malattia, amori difficili, contrastati, conflitti eppure, esco dai suoi film un po’ più leggera.
Forse è l’idea, ben resa in alcuni dei suoi film, di queste comunità di amici che si incontrano/scontrano, ma si sorreggono, sempre, alla fine.
Queste cucine, questi pranzi. Mi ricordano di quando ero ragazza e si era così, sempre pronti a mettere in tavola, a mangiare insieme, a chiacchierare.
Forse questo.
Ci si perde per strada, un po’ alla volta.
Distacchi.
Lutti.
Poi si recupera.
Spero.

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