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Archivio Novembre 2006

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29 Novembre 2006 8 commenti


finestra di casa mia.

Abito a 4 chilometri dalla città, circa.
Ci si può arrivare anche a piedi, o in bicicletta, in città dico e anche da me, senza rimetterci la pelle.
Una pista ciclabile scorre parallela alla statale e, in qualche tratto, penetra all?interno tra i campi che ora sono di un bruno scuro per la terra smossa e d?estate ospitano granoturco e soia.
Un po’ più lontano si alzano le forme delicate dei colli.
Io sto a due chilometri dal centro del paese, in un quartiere a parte.
Ci sono solo case e un negozio.
All?inizio, quando sono venuta qui, era di Alimentari.
Vendevano di tutto un po? dai prodotti di merceria al pane.
Poi è stato venduto ed è diventato un negozio di scarpe.
Non ci entrava mai nessuno.
Da un po? di mesi hanno aperto una pasticceria.
La scritta all?esterno è invitante: PASTICCERIA Veneto ? romana.
I gestori lavoravano in statale, prima, in un buco di posto dall?aria miseranda.
Sempre pasticceria, naturalmente.
Qui c?è più spazio; un piccolo salto di qualità.
Le paste sono grosse quasi il doppio del normale ed hanno un gusto indefinito, quasi fossero tutte uguali e cambiasse solo il colorante.
La treccia ha un?aria bruciacchiata.
Lui, il romano, è un omone dalle braccia pelose
Dalle foto sulle pareti la ?sua precedente pasticceria romana? risulta essere posizionata arditamente in strada, su un marciapiede: un pentolone enorme pieno di olio da friggere in cui lui immerge, con aria pensosa, i krapfen (craffen, kraffen)
Lei è una biondina pallida e tranquilla.
Fuori dal negozio, sulla cancellata, appiccicano dei cartelli sghembi, ricoperti di un telo di plastica trasparente in cui sono scritti, con colori incerti e sbavati, avvisi roboanti sulle specialità del momento.
Spesso sono scritti in modo sgrammaticato.
Si danno da fare in modo confuso, impreciso ma sono pieni di buona volontà.
Le pizze sono più che decenti.
All’inizio erano piccole e rotonde, molto morbide e con la pasta consistente.
Ora fanno tranci rettangolari, pomodoro e formaggio.
Il venerdì sera, di solito, ne prendiamo dei pezzi.
Una cena in meno da cucinare.
Meno male.

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boots

28 Novembre 2006 8 commenti
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another brick

24 Novembre 2006 6 commenti
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domani 2

22 Novembre 2006 8 commenti

Basta, okkeei, basta.
Si fermò appoggiandosi al muretto che delimitava quella parte di pista ciclabile.
Il fiato le usciva a fiotti, la milza infiammata la costrinse a piegarsi su un fianco.
- Cacchio- che male si ripetè.
Quella sera doveva correre per dieci chilometri; questo secondo la sua personale tabella di allenamento.
Si stava alzando un po? di nebbia e le macchine passavano alla sua sinistra con un ronzio lieve attutito dal rumore delle cuffie.
Quella sera era dura, ma lo sapeva, al sesto chilometro veniva sempre la crisi, bastava stringere i denti.
Poi l?avrebbe invasa un senso di benessere.
Endorfine, dopamina, che cazzo ne so.
Non sapeva più farne a meno, dell?allenamento
Prima o poi devo smettere ? si disse.
Domani.
Cominciava ad essere pesante andarsene via tutte le sere, dopo il lavoro.
Tuta, scarpe da ginnastica, fascia per i capelli e via.
Era dura. Sì.
Il sentirsi leggera, sì, ecco.
Forse era quello.
Libera.
I muscoli che obbedivano alla sollecitazione, il piccolo tonfo delle suole sul selciato, la sofferenza, il fiato affannoso che diventava, poi, regolare, la sensazione di dominio sul proprio corpo.
La doccia bollente che lavava via anche i pensieri.
Riprese a correre, prima piano, poi, a passo più cadenzato.
Eppure cominciava a sentirsi sfinita, aveva le occhiaie profonde e il corpo prosciugato di fatica, svuotato.
Si sentiva costretta a quei gesti, a quel rituale a quella fatica.
I capelli saltavano sulle spalle, la maglietta era intrisa di sudore.
Alla fine avrebbe dovuto mettersi la felpa.
Certo.
Non poteva permettersi di ammalarsi.
Aveva visto un paio di scarpe più leggere, in quel negozio, in centro.
Domani le avrebbe comperate.

Girò l?angolo e tornò indietro con il respiro affannato, verso la macchina.
Diede un’occhiata veloce al cardiofrequenzimetro.
Ok.
Era al limite, ma poteva andare.

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domani

20 Novembre 2006 3 commenti

Basta, okkeei, basta
Schiacciò la cicca dentro il bicchiere sporco e si grattò la testa..
La coperta sopra il divano era scivolata a terra; si tirò su a fatica, pesantemente.
Era tardi.
Sbadigliò.
Aprì la porta che dava sul giardino. La puzza di fumo si dileguò a poco a poco dalla stanza.
Il freddo entrava a fiotti e le nuvole coprivano in parte il cielo oscurato.
Si mise in testa il cappuccio della felpa e tese le mani avanti e poi in alto.
Aspirò l?aria umida per la pioggia recente.
La notte si allungava in ombre cupe sul prato.

Non riusciva a capire per quale cazzo di ragione continuava a fumare.
Domani smetto – si disse.

La bocca sapeva di fogna.
Grattò via con l?unghia un pezzetto di tabacco incollato sul labbro.
Le volute di fumo, sì, forse .
Era quello.
Il gesto noncurante, la cicca che penzola dalla bocca, il filo azzurrino che si arrotola; tirare una boccata, fare uscire il fumo dalle labbra, dal naso.
Il consumarsi lento della carta, l?incandescenza, il silenzio, la concentrazione, il piegare le dita, la testa, guardare di sottecchi, con gli occhi semichiusi, appena strizzati.

Chiuse la porta piano e schiacciò il pulsante del riscaldamento notturno.
Fece tre colpettini di tosse secca.

Avrebbe smesso, sì.

Entrò in bagno, si sciacquò la bocca e i denti.
Si spogliò velocemente.

Domani le compero con il filtro ? si disse –
e si addormentò con la bocca spalancata .

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pants

18 Novembre 2006 6 commenti


ovvero: pantiloni.com :)

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urbs

15 Novembre 2006 7 commenti
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orrore

13 Novembre 2006 8 commenti

leggo sul giornale che uno dei siti più cliccati su Google mostra un filmato su dei ragazzi di una scuola che picchiano ed umiliano un ragazzo con la sindrome di Down.

Solo due studenti non partecipano, ma non si oppongono e fanno finta di niente
paura di ritorsioni evidentemente.

bullismo.

A Vicenza un ragazzo di 13 anni costretto a rapporti sessuali dal vicino di casa “insospettabile” e a fare “marchette” con altri adulti.
E nessuno che si accorge di niente.
neppure i genitori.
Possibile?

orrore.

Tutti i giorni questi orrori.
Niente di nuovo sotto il sole, ma adesso ne parlano un po’ di più.
Un po’ più di attenzione verso i nostri ragazzi.
Ma li guardiamo in faccia?
possibile che non ne avvisiamo il disagio, la tristezza, il panico?

“Dei bambini non si sa niente” di Simona vinci dice verità terribili.

orrore

rete di pedofili scoperta in Italia.

Insospettabili, come sempre

orrore.

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cignobrucaerba

10 Novembre 2006 2 commenti


ehi, tu!
che ci fai qui?
torna in acqua.
Dai!
Nuota o vola.

“Catena di bianchi cigni in volo,
Il lago il sogno del parco ritrae -
Sui cigni il vespro mette colori:
D’azzurro, di oro, di sangue.
Dall’oblio guardan le statue bianche,
Bianche sognando con aria piangente -
E lascia il vespro su di esse colori:
D’azzurro, di oro, di sangue.”

George Bacovia

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flash (back)

9 Novembre 2006 7 commenti


Il temporale
raffredda
l?aria
e la sposta
alitando folate
di ozono

Le piccole mani aggrappate al cancello e tu che non ti volti a guardarmi

Il vento irragionevole
sfuma in
scrosci di pioggia

Allarghi le braccia mentre io
rido
correndoti incontro

Le nuvole ingrossate
delineano
contorni imprecisi.

L?urina tiepida
tra le gambe
ghiaccia il lenzuolo

il cielo
oscurato
esplode,
cola sulla pelle,

Urla malate di madre
infrante sui muri
di quella stanza

acqua, fiato.

riparo.
Corri.
Respiro

I capelli sono tirati sulle tempie.
Dovrei sciogliere le trecce

Cammino.

Vuoto
acido in bocca
flash.

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