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Archivio Maggio 2006

una brezza leggera 4)

31 Maggio 2006 2 commenti

Una brezza leggera faceva tremare le foglie dell’albero nel caldo pomeriggio.
Le nuvole correvano sopra la sua testa e da ovest veniva una minaccia di temporale.
Si mise a sedere e appoggiò la schiena all?albero.
Era stanco ed intorpidito.
Gli altri erano da qualche parte spersi nei prati.
Si era allontanato con una scusa qualsiasi; in realtà voleva stare solo.
Faceva un caldo afoso e si ritrovò zuppo di sudore rancido.
Sospirò, frastornato.

Si tolse il berretto da baseball e poi le calze e le scarpe.
Arrotolò i calzoni fin sopra le ginocchia, contrasse i muscoli delle gambe e poi si massaggiò i polpacci con un movimento regolare dal basso verso l?alto. Le vene delle braccia erano gonfie e blu e le mani appiccicose.
Si stava alzando un vento più impetuoso che faceva aderire alla pelle la maglietta e gli scompigliava i capelli.
Tra poco pioverà, pensò.
Girò gli occhi sul paesaggio piatto e sui campi di grano.
Colpevole.
Lo strazio usuale, pulsante, segreto, sempre in agguato si accende, d?un tratto.
Colpevole e innocente, nello stesso tempo.
?Chiuse gli occhi. Qui, in ogni caso non si fanno domande. Ricordo l’epoca in cui si facevano domande davvero?

Troppe.
Aggrottò la fronte e guardò oltre.

C?era una luce di quelle strane, pastose, di quelle che ti incollano gli occhi addosso.

Doveva affrettarsi.
Lo stavano cercando di sicuro.
Allargò le mani per puntellarsi e sentì un bruciore improvviso.
Un cespuglio di ortiche si trovava frammisto ad altre erbe alla sua sinistra.
Si mise ad imprecare.

La sofferenza acuta si propaga al palmo, alle dita
Sulla pelle appaiono bianche vescicole dolenti.
Le guarda assorto, poi, ad un tratto, strappa altre foglie e le strofina nervosamente sulla pelle.
Guizzi di dolore gli scoppiano dentro la testa.

Stringe le labbra.
Il bruciore secco ed improvviso attenua la pena antica, l?attutisce, la nasconde.
Respira a lungo concentrato e assente.

Il vento si è calmato, ma il cielo si è incupito e l?aria raffreddata.
Rabbrividisce stringendosi nelle spalle magre.
Si ravvia i capelli e calza il berretto sulla fronte.

Sente, improvvisamente vicine, le voci degli amici che lo chiamano impazienti ed allarmate.
Sono già qui, mormora sottovoce.

Rimette le calze e le scarpe.
?Eccomi? grida, alzandosi.
Si spolvera i calzoni e inventa un passo deciso.
?Dove eravate??
Cadono le prime gocce di pioggia.

(uhm….)

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le mie rose di maggio

29 Maggio 2006 6 commenti


LA ROSE
par Domie Roland, France

Fleur si fragile, aux pétales rouges éblouissants,
Enveloppée d’une robe de velours soyeuse,
Je viens te cueillir, tu es si fraîche,
Ton parfum sublime embaume ma maison,
Si belle à regarder que j’en deviens aveugle,
Tes épines si cruelles sont un doux baiser pour moi,
Je te mets en vase pour te conserver,
Te contempler,
Je voudrais tant te garder avant que tu fanes.

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una brezza leggera 3)

26 Maggio 2006 Commenti chiusi

una brezza leggera faceva tremare le foglie dell’albero nel caldo pomeriggio.
Era giugno e i tavolini sporchi e le sedie scomode.
Lo guardava di sbieco, di tanto in tanto.
Il colletto della sua camicia era stropicciato ai bordi.
Lui la guardava di sfuggita apparentemente calmo.
Il caffè si stava raffreddando, si mise gli occhiali da sole e accese una sigaretta.
Non c?era molto da dire, il più era stato detto.
Allungò le gambe. “Chiuse gli occhi”
Lui si chinò, le rubò la sigaretta umida di saliva e se la ficcò in bocca
Soffiò via il fumo schiudendo le labbra.
Poi si appoggiò allo schienale guardando lontano.
Lei prese il pacchetto, ne sfilò un’altra con un leggero colpo sul fondo, si alzò, piegò il busto e si avvicinò al suo viso con le mani a coppa.
Lui si ritrasse smarrito…

(uhm…)

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una brezza leggera 2)

25 Maggio 2006 11 commenti

una brezza leggera faceva tremare le foglie dell’albero nel caldo pomeriggio.
In lontananza: le onde sempre più indolenti del mare contro i sassi della riva. La donna sorseggiò il drink gelato. Il successo m’ha reso superficiale, pensò, ma probabilmente è il prezzo che si deve pagare per una vita comoda. Chiuse gli occhi.
Qui, in ogni caso non si fanno domande. Ricordo l’epoca in cui si facevano domande davvero.
Detestava il sole, ma dove avrebbe potuto andare, ora che era diventata ricca? Ordinò un altro drink, unica consolazione dei poveri in spirito, per cercare di richiamare alla mente quello di cui doveva ricordarsi.
Di fare? Di dire?
Al terzo drink la parola doveva era stata cancellata, con tutti i suoi cugini, dal suo vocabolario. E improvvisamente fu sera…

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una brezza leggera 1)

24 Maggio 2006 Commenti chiusi

una brezza leggera faceva tremare le foglie dell’albero nel caldo del pomeriggio.
Fu svegliato dal contatto di un oscuro ricordo: il suo nome, un tempo, era stato un altro. Ma quale? Toccò le assi di legno della panchina del parco, pregando in silenzio di poter ritrovare quel nome, la prima nella serie di false identità con cui era stato costretto a vivere per tutti quegli anni…

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italian graffette

22 Maggio 2006 3 commenti
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alberi – fotocromatografie

19 Maggio 2006 5 commenti
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albero

15 Maggio 2006 6 commenti


alle baracche di Casale (tramonto)

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Amatissima

13 Maggio 2006 2 commenti


su La Repubblica di ieri mi è saltato agli occhi un trafiletto.
Diceva che una giuria di letterati, consultati dal New York Times, aveva votato il romanzo Amatissima (Beloved) di Toni Morrison , pseudonimo di Chloe Anthony Wofford, (1931 ) come il più grande romanzo americano dell?ultima generazione.
Che strane le coincidenze.
Proprio due giorni prima l’avevo tolto dalla libreria e messo sul comodino con l’intenzione di rileggerlo.

Beh, io, quel romanzo l?ho letto l?anno scorso, in un periodo in cui, forzatamente, ho divorato un sacco di libri.
Me l?aveva prestato un?amica e l?avevo, poi, comperato.

La scrittrice ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1993 ed è stata la prima donna di colore ad averlo.

Mi aveva colpito molto. In quei giorni mi pareva uno dei libri più belli letti negli ultimi anni.
Ci sono degli scritti che ti restano dentro, che si accordano con te, che suonano una melodia a cui tu rispondi.
Unisce un linguaggio poetico ad una profondità di sentimenti commovente.
Mi stupisce la capacità della scrittrice di creare immagini originali e di saper ricreare un mondo così vicino e così lontano per la sensibilità odierna.
Eppure, se ci pensi, è passato solo un secolo.

E? un romanzo intenso, passionale, pieno di stupore e di forza, come può essere la vita, se vissuta.
Parla di una giovane donna di colore Sethe che si ribella alla propria prigionia e fugge verso il Nord, verso la libertà.
Parla di una schiava fuggiasca che, una volta che si rende conto che stanno per ricatturarla uccide la figlia piccola perchè non debba passare attraverso gli orrori della schiavitù.

Nel libro la madre vive tormentata dal fantasma della bambina, Beloved.

Il romanzo viene pubblicato nel 1987 e trae spunto da un fatto di cronaca reale trovato in un articolo del 1885.

Vi trascrivo l?ultima pagina. Di solito si fa attenzione agli ?incipit?, ma…
e la fine?
e la fine?
anche la fine ha una sua maestosa grandezza.

dunque:

?it was non a story to pass on (non era una storia da tramandare/ignorare)

Si dimenticarono di lei, come si fa con un brutto sogno
….
Ricordare sembrava poco saggio. Non seppero mai dove o perchè si rannicchiava, o di chi fosse quel volto sott’acqua di cui aveva tanto bisogno. Dove avrebbe potuto essere il ricordo di quel suo sorriso sotto il mento e invece non c’era. Il gancio del chiavistello s’agganciò e il lichene attaccò al metallo la sua fioritura verde mela. Che cosa le aveva fatto pensare che le sue unghie potevano aprire delle serrature su cui pioveva la pioggia?

“it was non a story to pass on”

Così la dimenticarono.
Come si fa con un sogno spiacevole durante un sonno penoso.
Ogni tanto, però, quando si svegliano si sente cessare il fruscio di una gonna e le nocche che passano su una guancia nel sonno sembrano appartenere a chi dorme.
………………………………………………………………………………………………………………………………………..

“It was not a story to pass on?

dietro al 124, vicino al fiume, le sue impronte vanno e vengono.
Sono così familiari. Se un bambino o anche un adulto vi mettessero i piedi dentro, combacerebbero. Se li togliessero, scomparirebbero di nuovo, come se nessuno avesse mai camminato lì.
Ora ogni traccia è scomparsa e ciò che è stato dimenticato non sono solo le impronte, ma anche l?acqua e quello che c?è là sotto.
Il resto è atmosfera.
Non l?alito di chi è indimenticato e inspiegato, ma il vento nei grondoni o il ghiaccio che in primavera si scioglie troppo in fretta.
Solo atmosfera.
Di sicuro non si sente reclamare a gran voce un bacio

Beloved

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cammino intorno al cerchio

10 Maggio 2006 3 commenti

Cammino tutt?intorno al cerchio.
Il ghiaino scricchiola.
giro alla rovescia
esploro il mio sesto senso.
la percezione del momento è nitida, ma dura un nanosecondo.
Mi capovolgo in una capriola.
Si torna indietro, piccola mia.

L?altalena scricchiola, mi si mozza il fiato.
Faccio attenzione al respiro, l?intensità, l?ampiezza.
sento il naso chiuso ed un sibilo trattenuto.
Mi lascio cadere sull?erba e inizio a rotolarmi su un pendio.

La mia voce si stampa sul muro e rimbalza sui petali di una margherita.
la luce si spezza, mi stanco della mia risata
mi lascio guardare, mi guardo.
Ti guardo.
arrossisco.

Quando mi pettinano mi fanno male.
Le mie trecce, la mia frangetta.

Rido sulla slitta che fende l?aria.
nelle foto
Costruisco castelli e torri di sabbia bagnata.
la faccio gocciolare dalle dita raccogliendola dal secchiello e serrando il pugno.
Concentrata.
La mia mente non salta come una scimmia, come ora.
Mi impegno, accucciata, con le ginocchia in bocca e il costume di cotone con la pettorina.
Scosto il sottogola del cappellino bianco
Le dita dei piedi si arricciano.
Scavano piccole gallerie.
Adoro la sabbia.
Stare lì, al tramonto, nell?aria che si rinfresca a poco a poco.

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