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Archivio Aprile 2006

mi sento parlare

29 Aprile 2006 7 commenti

Mi sento parlare.
Alzo gli occhi sulle travi a vista , di abete, credo, e, poi, per terra sulle assi di legno chiaro.
In un angolo strumenti musicali, da percussione soprattutto.
Mi siedo su due sedie.
Su una rimane qualcosa di impalpabile.
Un’ombra fitta.
Guardo un viso fugacemente e, poi, fuori dalla finestra.
Mi distraggo e, poi, torno sul punto.
Sempre quello.

E’ strano come questo posto sia silenzioso.
Il bosco si allarga e fiori gialli entrano nel campo visivo frastornandolo.

Cerco il fazzoletto frugando nella borsa.
Appendo gli occhiali alla maglietta blu con il disegno della faccia di Einstein
Il giubbetto è appoggiato su un?altra sedia.
E? colorato, un po? New Age.
Fuori tempo.

Una bambina, poco prima, veniva giù dal prato, mi ha preso per mano.
Ci siamo salutate.

Ho messo i jeans a vita bassa.
Sono lunghi e mi si arricciano alle caviglie.
La sensazione è che mi cadano e che non ci sia più niente da fare.

Il sentiero è molto stretto,pietroso, e, poi, un po’ più giù, coperto di cemento irregolare, a buche.
Sono salita/scesa sempre con ansia.
Se arriva un’altra macchina credo che morirò di paura.
A sinistra c’è una scarpata.
Mi fermerei lì, gelata, senza sapere che fare.

Un giorno morirò di paura o di dolore.

La volta scorsa sono salita a piedi.
Ci sono panchine di ferro verde fuori.
Mi siedo.
Aspetto che tutto finisca e tutto cominci.

Ho su le scarpe da calcetto, comode, le metto per camminare meglio.
Sono nere e con la virgola.
Hanno, sopra i lacci, una linguetta di cuoio rivoltato che nascondo con i jeans.
Improprie, magari.
ma sì.
E, oltretutto, oggi non ho fatto nemmeno un goal.

Mi saluta.
Ci vedremo di nuovo, tra un po’.
Se mi va.
Mi rimetto il giubbetto e scendo piano.
Spero di non incontrare nessuno.

Dissonanza.

fine

(ho fatto un sogno, anzi tre.
I sogni sono innocenti.
ha importanza?)

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e poi

27 Aprile 2006 Commenti chiusi


sulla sinistra, c’era questo strano edificio a forma di torre e sembrava fatto di merletti e marzapane.

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alla fine

26 Aprile 2006 14 commenti


siamo solo bombe di sapone con un timer
e lo scoppio è fragorosamente leggero.

e ogni voltaaaa…

e il tutto è, generalmente, fastidiosamente, tristemente, grandiosamente irrilevante.

IRRILEVANTE
IRRILEVANTE
IRRILEVANTE

Ripetere a voce alta.
su.

no.
NON LO E’

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occhiali da vista

25 Aprile 2006 Commenti chiusi

Nel caffè metto zucchero e latte
normalmente

Ho messo gli occhiali da vista
Leggo in modo sparso

inappropriatamente

Ho fatto un sogno, anzi tre
Un sequel

Praticamente

la casa spalanca le sue stanze
scendo

prudentemente

Ho fatto un sogno.
Anzi tre, un sequel

fortunatamente

Ho messo gli occhiali da vista
Leggo tutto

Inavvertitamente

Nel caffè metto zucchero e latte
normalmente

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occhiali scuri

24 Aprile 2006 6 commenti

e che oggi ci sia il sole è irrilevante, tutto sommato.

ho messo gli occhiali scuri
e vorrei la colazione qui

sto scrivendo una cosa lunga.
non tanto in realtà.
miserevole (lo penso sempre di quello che scrivo)

1) riassunto
2) compendio
3) altro…(non chiedetevi troppo, un po’ di delicatezza)

Del resto la scrivo per me.

all’inizio ho MESSO un AVVISO

Materiale fragile da maneggiare con cura.
Chi lo scrive può rompersi in mille pezzi.

cerco di tutelarmi anche se lo sono già, di tanto in tanto.
in mille pezzi, naturalmente.

Sono arrivata a pagina 15, ma tutta spostata a sinistra.
Quindi non vale.
Del resto non andrò più avanti.

“Agitato, non shakerato, please”

Tengo tutto il giorno gli occhiali da sole
e
nessuno a cui telefonare

un po? di …., un po? di …., un po? di …, un po? di …

oliva verde, ghiaccio, martini, Gin

un po’ di … (decidete voi)

ho messo gli occhiali scuri
e che oggi ci sia il sole è irrilevante, tutto sommato.

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23 aprile – giornata mondiale del libro

23 Aprile 2006 1 commento


“Ci sono libri che si posseggono da vent’anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent’anni, viene un momento in cui d’improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione”
(Elias Canetti)

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dei bambini non si sa niente/cronache impazzite

21 Aprile 2006 8 commenti


BOOM

Li vedi
stanno lì

Hanno paura
del silenzio
e
delle parole
scoppiate

distanza

BOOM

lividi bruciano
nelle sillabe
mute
smozzicate

Il silenzio.

deflagrazione.

Lo spazio svuotato
di segni
tangibili
il tempo

usati

BOOM

bambini
rannicchiati
senza
spiegazione

L?INQUIETUDINE

si attarda nelle ossa
ripiegate
Scottati,
arsi,
esplosi

BOOM

fermi,
con i denti
serrati

Li vedi
stanno lì
perduti
ingannati

Ad

ASPETTARE

il significato
il tepore
gelido
la dolcezza

di uno sguardo/
sillaba/
punto/
virgola /
parola/

pausa

Silenzio

BOOM

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I feel blue… taratarataratà

20 Aprile 2006 2 commenti


e forse
siamo solo ombre,
schizzi di vapore,
che svaniscono
su uno specchio
o tracce
da cancellare,
rapidamente,
con le dita

patetico
pomeriggio

blues

I Feeell bluuuue…

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il cielo è blu

14 Aprile 2006 8 commenti


cobalto.
Alzando gli occhi mi colpisce questa chiesa che mescola almeno tre stili.
La giornata illuminata e le cupole bizantine mi confondono ulteriormente le idee.
Mi pare di essere altrove.

Invece sono qui
a fare gli auguri a tutti.

Buone feste!

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non troppo veloce

9 Aprile 2006 2 commenti

L?aeroporto ha il parcheggio pieno e allora si gira a lungo, calmi, nonostante.
Abbiamo tutto il tempo; quello che basta.
Fa freddo ed è mattina presto, quasi presto, in realtà.

(Ai confini laterali delle corsie, dopo il guard- rail vedevo, a tratti, strisce di peschi fioriti e le colline appena velate)

Il caffè bevuto a casa, strangolata dalla fretta, mi raspa nello stomaco.
Il ragazzo che guida mette su della musica impossibile, fracassona.
La ragazza, dietro, si è addormentata, nel rumore.

Ogni tanto lui distoglie le mani dal volante per cambiare le canzoni, per soffiarsi il naso, per non so che altro. La disinvoltura con cui lo fa mi colpisce e mi allarma, nello stesso tempo. Gli dico di non farmi spaventare, di stare attento.

(Prima, in autostrada, la macchina scivolava via rapida,
non troppo veloce, come piace a me)

Il suo naso cola per l?allergia. E? nervoso.
Io, ho gli occhi rossi.
Frugo dentro la borsa e pesco gli occhiali da sole anche se di sole c?è solo un pallido riflesso attraverso le nubi. La luce si attenua e ne sono confortata, in qualche modo, silenzioso.

Il ragazzo ha le mani grandi, fredde.
Mi allunga un cazzotto affettuoso sul braccio che ho lasciato cadere di fianco. Mi stupisce il suo gesto tenero, per lui, ormai così distante.
Lui che prima mi accarezzava sempre i capelli con aria rapita e mi si aggrappava addosso strofinandomi il viso sul collo.
Muovo la testa a ritmo come il pupazzetto di quella pubblicità, quello giallo, ricordate?
sì.

Facciamo colazione al bar dell?aeroporto seduti su sgabelli minuscoli, dai cuscini rossi. Di fronte abbiamo un tavolino rotondo, rosso pure lui, con la pubblicità della coca-cola scritta sopra.
E, comunque, è pieno di briciole e tazzine usate. Sgomberiamo quel tanto che basta a posare i nostri due caffè, un macchiatone e due brioches, crema e marmellata.
Le ragazze sono sempre a dieta.
Ingurgito il tutto scottandomi il palato.

I bagni sanno di disinfettante e di odore di piscio e la porta del mio non si chiude. Trattengo il fiato per l?odore e il vomito per le strisce marroni secche e dure sul water. Mi arrangio, in qualche modo.
Il bordo dei jeans tocca il pavimento bagnato e si infradicia.
Lavo le mani, con il sapone liquido rosa e me le asciugo con la carta igienica. Non ho tempo di aspettare il getto di aria calda. Abbasso la maniglia della porta con il gomito e la spalanco di schiena.

Mi stanno aspettando, impazienti, dondolandosi sui talloni.
Si esce.
Devono andare dall?altra parte per il controllo dei biglietti.
Trascinano via i piedi e le valigie, allacciando le mani e le dita e accostando le teste
Tutti e due alti, magri.
Lui, dinoccolato, con le spalle un po? curve e i capelli ricci e gli occhi verdi e il passo ciondolante.
Lei con i capelli lunghi, castano scuro, gli occhi neri allungati, da india, le gambe snelle fasciate dai jeans.

Li abbraccio.
Se ne vanno con i loro trolley e il bagaglio a mano.
Li guardo da dietro.
Mi fermo ad aspettare di vederli girare l?angolo.
Si voltano. Agito la mano.
Mi allontano/si allontanano nel calore del sole che, ora, spunta dalle nuvole.

La macchina è tiepida all?interno.
Rabbrividisco esausta.
Appoggio la testa e chiudo gli occhi.
Metto la prima facendo raschiare la frizione.
Vado.
Prendo una cassetta qualsiasi.
Alzo il volume delle casse.

L?auto, in autostrada, scivola via rapida,
non troppo veloce, come piace a me.

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