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Archivio Marzo 2006

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31 Marzo 2006 6 commenti


a Prato della Valle a Padova.
Prato della Valle è una piazza particolare, un ovale perfetto, verde, equilibrato, gentile, circondato da un canale e da una doppia fila di statue.
E’ una delle piazze più grandi d’Europa, circa 90.000 mq.
Da lì si parte per la Basilica e per Via del Santo.
Mercoledì ero poco lontana ad ascoltare e ad abbracciare.

Un periodo concluso.
Ed è stata una festa.

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brividi

30 Marzo 2006 4 commenti


I tempi di prossimità sono imprecisi e fragili.
Arditi e senza fiato.
Tempi di connessioni e di legami.
Poi, fatalmente, arriva il momento di rivestirti e muori lo stesso per il freddo.
Non basta un cappotto.
Per qualcosa o qualcuno si rabbrividisce sempre.

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dell’ombra, di Peter Pan e di altre cose ingannevoli

26 Marzo 2006 10 commenti


Ieri pomeriggio ho finito di leggere ?Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa? di J.T. LeRoy.
E? stato un caso letterario del 2002.
Da poco si è scoperto che il libro, che si diceva autobiografico e scritto da un ragazzo, è di un’autrice anonima e adulta.
Ingannevole, allora, forse, ben oltre il titolo e,
infatti,
una sensazione di disagio, mi accompagna.
Quanto significa, dunque, ai nostri giorni la strategia di marketing o l’identità di un autore per il successo di un testo?

Ma, pur permanendo lo sconcerto, non è forse importante solo la storia,
vera o inventata che sia, al di là di chi la scrive?
E la storia c’è.

C’è, dentro quelle pagine, qualcosa che mi manda in tilt e in visibilio, qualcosa che mi respinge, qualcosa di eccessivo, qualcosa di violento, qualcosa di innocente, qualcosa di drammatico, qualcosa di.

Per ora lo sento come una sberla ben assestata e/o una risata di scherno e/o una grande sofferenza da spartire con i lettori.
Ma
Mi fa rabbia non capire.
Mi fa rabbia essere stata condizionata.
Vorrei che un libro fosse tale per il contenuto e non per la curiosità alimentata su chi lo scrive.

E, ancora, mi chiedo come posso definirlo, infine?

morboso? commovente? patetico? furbo? inutile? assurdo? allucinato? generoso? dolce?

Un cazzotto nello stomaco
o una carezza leggera/pesante ?

E? Peter Pan e Barbablu e la strega cattiva e… tutte le favole che abbiamo sentito, quelle che ci facevano venire i brividi?
Oppure è solo una menzogna, una farsa, una pesante e ipocrita bugia, una follia ben confezionata?

E’ una scossa elettrica
oppure
una bolla di sapone?

Irritante o sincero?

Oppure non è niente.

Non riesco a decidermi.

Nelle ultime righe dell?ultima pagina c?è questo pezzo che parla di Peter Pan e della sua ombra

Righe violente, dure:

?Mi ricordo quando da piccolo ho visto Peter Pan.
Dopo, tutti gli altri bambini volevano ricreare le battaglie fra i bambini perduti, i pirati e gli indiani, mentre io riuscivo a pensare solo alla scena in cui Peter Pan sta seduto fermo mentre Wendy prende un ago appuntito e, con cura, e forse con amore gli cuce l?ombra ai piedi.
E mi chiedo se il dolore lo eccitasse tanto quanto eccitava me guardarlo.
Resto appeso lì, con le voci che ancora mi sanguinano nelle orecchie.
Guardo la mia ombra, solida come la silhouette di un corpo assassinato e prego.
Forse un altro taglio, solo un altro ancora, e poi mi si staccherà per sempre?

Che tristezza, mioddio
o che inutile spreco?

Che perdita di tempo averlo letto se fosse solo un libro furbo!
o….non lo è?

e magari non ha nessuna importanza.

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e la gente di mare va…

24 Marzo 2006 4 commenti


A noi che siamo gente di pianura
navigatori esperti di città
il mare ci fa sempre un po’ paura
per quell’idea di troppa libertà.
Eppure abbiamo il sale nei capelli
del mare abbiamo le profondità
e donne infreddolite negli scialli
che aspettano che cosa non si sa.

Gente di mare che se ne va
dove gli pare dove non sa.
Gente che muore di nostalgia
ma quando torna
dopo un giorno muore
per la voglia di andare via.

E quando ci fermiamo sulla riva
lo sguardo all’orizzonte se ne va
portandoci i pensieri alla deriva
per quell’idea di troppa libertà.

Gente di mare che se ne va
dove gli pare dove non sa.
Gente corsara che non c’è più
gente lontana che porta nel cuore
questo grande fratello blu.
Al di là del mare c’è qualcuno che
c’è qualcuno che non sa niente di te.
Gente di mare che se ne va
dove gli pare dove non sa.
Noi prigionieri in questa città
viviamo sempre di oggi e di ieri
inchiodati dalla realtà…
e la gente di mare va.

Gente di mare che se ne va
dove gli pare dove non sa.
Noi prigionieri in questa città
viviamo sempre di oggi e di ieri
inchiodati dalla realtà…
e la gente di mare va

Raf-Tozzi

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il violinista

22 Marzo 2006 7 commenti


« Il violinista suonò bene, come suonano i violinisti in questi casi.
Era un ometto grasso, dai capelli bianchi, che baciò la mano a tutte; non si capiva se veniva a pagamento o come amico.
Rideva con la lingua nella guancia e ci guardava le gambe.
Al piano l?accompagnava una dama linfatica con gli occhiali e una rosa rossa sulla spalla.
Le signore esclamarono:?Bravo?.
Tutto sommato mi annoiai.?

ho trovato questo pezzo in mezzo ad altri.
l’ho copiato, un giorno, non so più da dove e nemmeno il perchè.

“rideva con la lingua nella guancia”

è strano come ti restino impresse certe frasi.
così.
un gesto come una foto.

“tutto sommato, mi annoiai”

è perfetta.

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e vabbè allora. Cantiamo

21 Marzo 2006 9 commenti


Vado punto e a capo così
Spegnerò le luci e da qui
Sparirai
Pochi attimi
Oltre questa nebbiaaaa
Oltre il temporaleeee
C?è una notte lunga e limpida,
Finirà

Ma è la tenerezzaaaa
Che ci fa pauraaaa

Sei nell?animaaaa
E lì ti lascio per sempre
Sospeso
Immobileeee
Fermo immagineeee
Un segno che non passa maaaai

Vado punto e a capo vedrai
Quel che resta indietro
Non è tutto falso e inutile
Capirai
Lascio andare i giorniii
Tra certezze e sbagliiii
E? una strada stretta stretta
Fino a te

Quanta tenerezzaaaa
Non fa più pauraaaa

Sei nell?animaaa
E lì ti lascio per sempre
Sei in ogni parte di me
Ti sento scendere
Fra respiro e battito

Sei nell?animaaaa

Sei nell?animaaaa
In questo spazio indifeso
Inizia
Tutto con te
Non ci serve un perchè
Siamo carne e fiato

Goccia a goccia, fianco a fianco

(Sei nell’anima di Gianna Nannini)

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quella ragazzaccia

19 Marzo 2006 5 commenti


Il battito di due mani e di due piedi.
Il battito profondo, ritmico.
Il battito animale.

Una zazzera scompigliata, quel particolare profilo puntuto, la bocca larga, la voce amplificata, gli occhi allungati.
I piedi che si alzano sulle punte, gli inchini a gambe incrociate, la voglia, la band, le scarpe da ginnastica e i saltelli.
Grida.
Forte.
Le chitarre, la ragazza al violoncello con i capelli biondi raccolti ed illuminati dalle luci, il basso, la batteria.
Il chitarrista dall’aria trucida.
La voce roca e i jeans larghi, le magliette sudate, le giacche.
E c’è chi canta e pure io mentre lei corre su è giù per il palco.

Le casse rimbombano.
Il pavimento trema sotto i piedi.

Quella ragazzaccia di 50 anni.
Gianna Nannini, ieri sera a Padova.
In concerto.
Grazie.

E io mi trovo seduta su un seggiolino di plastica arancione, a sinistra del palco
Mi verrebbe da alzarmi in piedi, ma non si può.
Sono intorpidita.
Mi bruciano le mani a forza di battere il ritmo indiavolato
e pure la gola per lo sforzo di cantare
e la testa per ricordarmi le parole giuste anche se, poi, dico quello che capita.
Grido.

Ma,in realtà, il tempo (mi accorgo) lo danno loro,
quelli di sotto.
Quelli in piedi.

La prossima vita vado giù nel parterre, altro che posti numerati dove la gente è ingessata
e funebre
e si guarda intorno
e non ha il coraggio di dondolarsi al ritmo della musica
e di agitarsi
e di battere le mani o lo fa compostamente.
Vergognandosi un po’.

Giù.
Laggiù è dove andare.

Giù si alzano le braccia, si urla, si salta, ci si abbraccia, si sta al caldo, si ride e si sta insieme perchè così fa bene
e così va.

Voglio essere là
ad agitare gli accendini
e a bruciarmi le dita
e a spingermi in mezzo a tutti per avvicinarmi al palco,
in un moto ondoso che ti culla e da cui sei trasportata.

Una ragazzaccia pure io anche se non ho più l’età.

Come lei, in fondo.

ma che importa.

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il battito

18 Marzo 2006 Commenti chiusi

il battito di una sola mano
Non mi ricordo più come si fa.

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della fortuna o del caso?

16 Marzo 2006 4 commenti


” Succede, in un match di tennis, che la palla sfiori la sommità della rete e, per un quarto di secondo, possa andare da una parte o dall’altra.
Con un po’ di fortuna, vinci.
Ma può anche ricadere dalla tua parte, e allora perdi”

Punto decisivo, ovvero MATCH POINT

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…tea mind

14 Marzo 2006 4 commenti


nella stanza del tè nessuno indossa orologi

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