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Archivio Agosto 2005

prati odorosi

31 Agosto 2005 22 commenti


Le montagne ti cadono addosso, feroci, con rocce e sassi smossi e fredda imponenza.

Per fortuna, prima di raggiungerle e scalarle con determinazione implacabile, perché così deve essere, calpesti prati odorosi e boschi di abeti e larici e muschi soffici e ciclamini dal profumo intenso e stordente.

Ti capita, magari, di non avere più voglia di inerpicarti lassù e allora, ti accontenti di raccogliere, nel tuo cammino inesorabilmente ormai distratto, fragole e mirtilli neri, e di raggrumarli dentro vasetti di vetro che leghi alla cintura e magari, anche, staccare, con piccoli gesti cauti, bacche di ginepro da immergere, poi, nella grappa forte ed aspra o pigne minuscole di pino mugo per lo sciroppo contro la tosse ed il catarro.

Quando arrivi, in montagna, dalla città, ti sorprendono di colpo, l?aria leggera e fresca, i colori nitidi del cielo, le nuvole che corrono e si sfilacciano sospinte da venti furiosi che oscurano, di colpo il sole regalandoti attimi di gelo.
E, poi, ti raggiunge, improvviso, il profumo della legna che brucia e che scappa dai camini e quello dell?erba tagliata e messa a seccare sui prati e il rumore lieve del torrente che si disperde, poi, nel bosco in rivoli lenti dopo le giornate di pioggia.

E poi senti il vento rapido, sfuggente, che ti scortica la pelle e te l?arrossa e ti secca le gocce di pioggia sul viso.

Ed è, ad un tratto, tutto verde e nitido e silenzioso e fresco, oppure, cupo, nebbioso, umido e sfatto o cocente, luminoso e accecante.

Ma, poi, mentre sei lì, da qualche parte, arrivano, un fremito, uno squillo, un bagliore e le nuvole viaggiano impazzite sopra di te.
E lì, da qualche parte, da lontano, improvviso, inatteso, allegro ed entusiasmante come uno scroscio di pioggia, ti arriva, per vie speciali ed impensate il rombo del mare, cupo, magnifico, grandioso.

E allora è il mare, infine, che desideri, il rumore delle onde spezzate, la sabbia incandescente, l?acqua che ti avvolge e sostiene e ti copre di sale.

Ed è lì, che, di colpo, stupidamente e felicemente, vorresti essere.

Lontana dal verde, con la pelle spaccata e un sapore aspro in bocca e pensieri confusi.

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Si legge

29 Agosto 2005 9 commenti


su di un muro nel quartiere Bovisa a Milano.

“Vorrei da te un amore felice, grande come un amore infelice”

Da quando le scritte sui muri sono diventate così sofisticate?

Ho trovato questa su un giornale.

Proverò a dare un’occhia in giro, dalle mie parti.

Voi ne conoscete qualcuna?

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intervallo/cigno

25 Agosto 2005 7 commenti


vicino a riva.

mi viene in mente un pezzo di poesia di Sylvia Plath.
Gulliver,
parla di cigni e di persone e d’altro.

“Over your body the clouds go
High, high and icily
And a little flat, as if they

Floated on a glass that was invisible.
Unlike swans,
Having no reflections;

Unlike you-
With no strings attached.
All cool, all blue. Unlike you.

You, there on your back
eyes to the sky.”
………………………..

Sopra il tuo corpo vanno le nubi
Alte, alte e ghiacciate
e un po’ appiattite come se galleggiassero

su un vetro invisibile.
Diverse da cigni.
dato che non hanno riflessi

Diverse da te, dato che non hanno legami.
del tutto fredde, del tutto blu
Diverse da te

te,
laggiù, con la schiena a terra,
con gli occhi al cielo”

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Intervallo/cigno

24 Agosto 2005 3 commenti


spostamento a destra

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L’avevamo

22 Agosto 2005 4 commenti


fatto per scherzo, il fatto di scattare delle foto.

Aveva appena aperto un blog e l’idea era quella di.

Ma poi non se ne fece niente.

C’erano già troppe polemiche e poi le foto erano

riuscite male, mosse, scure, sfocate e, poi, lui cominciava ad essere

stanco.

Ce ne sono di più nitide, di foto dico (e non ci vuole molto, per la verità)

e ravvicinate.

Ma preferisco ricordarlo così, e sicuramente lui non me ne vorrà: era una

persona buona.

Non si vede quasi niente, ma se allungate l’occhio verso

destra noterete un’ombra, una figura sfocata, vestita di scuro con mantello

e cappello di forma un po’ strana mentre gira le spalle a me e ad altro sul

ponte dei Tadi, a Padova.

Se ne va, alto, con il suo passo deciso, ma anche incerto, con il suo

gesticolare estroverso e la sua risata spettacolare mentre le luci

gli danzano davanti e dietro e sopra e sotto.

Se ne va.

Così.

E a me, e a noi, manca qualcosa, certamente qualcuno.

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Intervallo

22 Agosto 2005 Commenti chiusi


cigni.

Oggi in macchina tra scrosci di pioggia e torrenti in piena.

Per tutto il tempo il gatto non ha aperto bocca, se così si può dire, e

nemmeno noi.

Si ricomincia.

Cosa, poi?

Da domani.

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(la Maga) da IL GIOCO DEL MONDO

4 Agosto 2005 11 commenti


“Nel padiglione di sinistra si spense la luce della farmacia: Talita uscì nel cortile, chiuse a chiave (la si vedeva distintamente alla luce del cielo stellato e caldo) e si avvicinò titubante alla fontana.
Oliveira le fischiò dolcemente, però Talita continuò a guardare lo zampillo, e persino avvicinò un dito sperimentale tenendolo un attimo nell’acqua.
Poi attraversò il cortile, pestando senza metodo il mondo, e sparì sotto la finestra di Oliveira. Tutto era stato quasi come nei dipinti di Eleonora Carrington, la notte con Talita e il mondo, un?intersezione di linee che s?ignoravano, uno zampillo d?acqua in una fontana. Quando l?immagine rosa sbucò da qualche parte e si avvicinò lentamente al mondo, senza avere il coraggio di pestarla, Oliveira capì che tutto era tornato in ordine, che necessariamente la figura rosa avrebbe scelto una pietra piatta tra le molte che l?8 ammucchiava a bordo dell?aiuola, e che la Maga, perché era la Maga, avrebbe piegato la gamba sinistra e con la punta del piede avrebbe lanciato la pietruzza nella prima casella del mondo. Dall?alto vedeva i capelli della Maga e il modo i cui alzava le braccia a filo di spalla per mantenersi in equilibrio, mentre saltellando entrava nella prima casella, spingeva la pietruzza fino alla seconda (e Oliveira ebbe un tremito per ché la pietruzza era stata lì lì per uscire dal mondo, una sporgenza del lastricato la trattenne esattamente ai confini della seconda casella), entrava leggera e per un attimo si immobilizzava, come un flamenco rosa nel buio, prima di avvicinare pian piano il piede alla pietruzza, calcolando la distanza per farla passare alla terza casella?:

da IL GIOCO DEL MONDOdi Jiulio Cortàzar

un libro bellissimo

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sinfonia

1 Agosto 2005 14 commenti


in giallo.
Prima di

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