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Archivio Maggio 2005

Finito

31 Maggio 2005 2 commenti


il giro e i girini e i rospi e le maglie rosa e ciclamino e nere.

Finite le male brocche e i miei ricordi.

Finite le miss.

Vado in fuga.

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oggi

28 Maggio 2005 2 commenti

oggi sono inquieta.
ho voglia di parole.
giro per i blogs, vado nella mail.
cerco profili.

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Pittori

22 Maggio 2005 4 commenti


Arrivano poco prima delle 8.00 con un camioncino bianco.
Srotolano a terra i tappeti leggeri e macchiati.
Scaricano i secchi di colore in giardino.
Immergono, in silenzio, le pennellesse nel liquido denso che reagisce con un leggero risucchio.
Ognuno sa quello che deve fare. Il lavoro è preciso, accurato.
Alle 9 e trenta porto il caffè.
Due sono molto alti e grossi. La tazzina sparisce nella loro mano.
Il terzo è piccolo, minuto. Ha un?aria gentile, educata. E? straniero, probabilmente slavo.
Fanno fare a lui i lavori ?sospesi?, quelli in cui la destrezza è l?agilità sono importanti, anzi, indispensabili.
Il caldo è insopportabile.
Il più alto ha lunghi peli bianchi sulle braccia e sulla schiena, là dove si apre la canottiera.
Penso che abbiano, tutti, passato i cinquant?anni.
Lavorano rapidamente, sempre in silenzio.
Nella tarda mattinata porto birra, coca cola, acqua minerale.
Non vogliono vino.
Sostano brevemente, forse vorrebbero un panino, ma non ci penso, né loro sembrano avere fame.
A parte quello piccolino, vengono da un paese vicino, sui colli.
Non hanno mai pensato di abitare altrove, come se quello fosse il solo posto dove stare.
Uno di loro mi racconta che si è costruito la casa da solo, poco per volta, il sabato e la domenica o la sera, pezzo dopo pezzo.
Mi dice che la figlia , commessa in un grosso magazzino, dopo cena, fa la cameriera in un ristorante. ?Non è per i soldi-dice- ha preso da me?.
Le vacanze le fa d?inverno al mare, lontano
?Per via di mia moglie, io preferisco il freddo”.
Vanno alle Maldive.
Ad un tratto, mi viene in mente un uomo della stessa età con cui mi ero fermata a parlare ad una Festa dell?Unità.
Mi diceva che aveva passato, per anni, gran parte delle sue ferie a preparare panini lì.
Sembrava orgoglioso di questo.
Alla fine, però, ad un certo punto si è messo a guardarmi in un certo modo.
?Mai che qualcuno mi abbia messo in mano un libro?e lo dice con rimpianto.

I pittori, verso mezzogiorno, raccolgono tutto.
Con la ramazza puliscono i detriti e lavano le poche gocce sfuggite al tappeto e fa un certo effetto vedere la destrezza con cui si muovono.
Poi se ne vanno salutando con quelle manone grosse e pesanti.

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Giroinbicidadonna (3) E facciamo che…

16 Maggio 2005 6 commenti

E facciamo che c?era F. con la benda sull?occhio sinistro come un pirata, anche se non si sentiva pirata neanche un po?, ma se la teneva su pazientemente e non si disperava molto, perché era un bambino mite
E facciamo che portava gli occhialetti tondi e si imbrogliava con i lacci delle scarpe e i bottoni e ci metteva un bel po? a trovare il verso giusto del cappotto e se ne stava in disparte a guardare gli altri giocare perché lui non era così svelto e abile.
E che, quando andava a casa, di pomeriggio, si sfrenava in corse beate con la sua bici, là dentro il cortile e, intanto dentro di lui, proprio dentro la sua testa sapeva che LUI, proprio LUI ( e chi l?avrebbe detto?) era stato il primo dei bambini della sua classe di scuola materna a togliere le rotelline , bleah! e per questo si sentiva Mazinga Zeta.
E facciamo che, poi, diventato un po? più grande, si scapicollava con furore e allegria giù dalla collinetta che i ragazzi avevano costruito nel prato, lì vicino, senza nessuna paura con la sua Erma da cross rossa e nera e lì si sentiva forte e sicuro di fronte ai compagni e lì, almeno lì, riusciva a far mangiare loro la polvere, cazzo!
E sua madre, quando , molto tempo dopo, aveva dovuto comperare una bicicletta nuova, non aveva avuto un attimo di esitazione, e si era presa, anche lei, una Erma rosso fuoco, naturalmente..
Che altra marca e colore, se no?

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Giroinbicidadonna (2)

13 Maggio 2005 2 commenti

Ogni tanto capitava che uno di loro forasse o scassasse la bici e se era uno dei capi lo vedevi sul ciglio della strada a sacramentare aspettando l?arrivo dei soccorsi e a sbracciarsi perchè qualcuno si avvicinasse.

E allora, magari, arrivava un gregario che gli dava la sua ruota o addirittura la sua di bici e spesso anche la borraccia o i viveri e poi ne arrivavano degli altri e si mettevano intorno e davanti e dietro e gli creavano una specie un guscio protettivo così che andava alla grande e senza fatica dato che gli tagliavano l?aria.

E lui poteva riuscire a raggiungere il gruppo là davanti, dove era il suo posto.

E tu, gregario, invece, dopo la faticaccia, se arrancavi dovevi arrangiarti per conto tuo a rincorrere, con il fiato corto e le gambe spezzate, te la vedevi tu a cercare di stare dentro al tempo

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Giroinbicidadonna

11 Maggio 2005 Commenti chiusi


Da ragazzina non perdevo mai una tappa.
Facevo coincidere la pausa-studio-merenda con gli ultimo chilometri di corsa e con le interviste di Sergio Zavoli.
Quelle migliori erano a cronometro,(ma poi c?erano a quei tempi?) e, naturalmente, quelle di montagna.
Almeno lì potevi distinguere i singoli corridori sgranati in fuga o da soli e non c?era la confusione del gruppone.
Mai potuto sopportare le lunghe tappe di pianura, chiamate ?di trasferimento?, ma, ripensandoci erano quelle in cui i ciclisti rifiatavano.
Non male anche quelle miste in cui all?improvviso partiva una salita e loro cominciavano a soffiare via l?aria come mantici e a salire sui pedali e poi ?scollinavano? con Il Gran Premio della Montagna alle spalle.
Poco prima che si inerpicassero vedevi il plotone allungarsi per rintuzzare le varie fughe e ricompattarsi.
Ogni tanto qualcuno ce la faceva a staccarsi, magari da solo, e correva come un matto per km e km e guadagnava un sacco di tempo e allora tifavi per lui, accidenti, che, di solito era un povero cristo.
E gli altri giocavano come il gatto con il topo e lo prendevano quasi sempre, facendo l?andatura ad elastico e allora era la fine e lui veniva risucchiato nel mucchio e non venivi più a saperne niente.
E io,intanto, spezzavo, piano, il panino con la nutella a pezzetti, perché durasse di più, e bevevo, a piccoli sorsi, un bicchiere di latte che un po’sapeva, a ben ricordare, di pane e di sudore.

n.b.per gli appassionati di ciclismo rimando a:http://malabrocca.splinder.com/(l’altra classifica) e links correlati.

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ma

8 Maggio 2005 6 commenti


ma.
Ieri sera non ho bevuto tanto.
Mi sembra.
In realtà non ricordo bene.
Ma… sono io o sono proprio loro, le righe dico, ad essere ubriache?

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ciao, come stai?

5 Maggio 2005 13 commenti


Ieri era una giornata luminosa, il cielo azzurro e un filo d’aria rendevano

piacevole lo “stare fuori”.

Mi sono tagliata i calzoni della tuta.

Ora sembrano una gonnellina sfilacciata.

Appena posso mi stendo al sole.

Vorrei raggomitolarmi come una gatta pigra, ma non posso.

Così sto lì rigida sul lettino.

La gamba destra si è abbronzata, la sinistra no.

Quando cammino sono un film in bianco e nero.

Ieri è venuta a trovarmi una persona speciale.

Succede che è la prima volta che ci vediamo, ma succede anche che, subito,

questa persona occupa lo spazio e il tempo con me con piacevole naturalezza.

Ha gli stessi occhi azzurri di mio padre.

Si procede per addizione, di discorsi affastellati e non sempre conclusi,

di affinità e non, di curiosità, di simpatia.

Rilassati e sereni.

Ho passato un bel pomeriggio con una persona amica.

Ciao, come stai?

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